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Chi è Piero Rambaudi

Testo a cura di Ivana Mulatero

Piero Rambaudi nasce a Torino il 14 gennaio 1906. Frequenta giovanissimo lo studio di Leonardo Bistolfi, sviluppando un forte interesse per le materie e per la loro elaborazione creativa.

 

Il contatto con la produzione industriale (dal 1924 al 1957 dirige le cartiere Bosso), alimenta “un ottimistico entusiasmo nei confronti della tecnica e della scienza” (E. Longari 1999).

Nel 1932 conosce a Berna l’opera di Paul Klee, i cui temi e motivi, soprattutto grafici, spingono Rambaudi ad aderire all’astrattismo attraverso una rispondenza tra la razionalità di metodo e le esigenze di ordine morale.

Per tutti gli anni Trenta, la scultura continua ad essere il suo maggiore impegno, sono di quegli anni tanto le “Figure”, che espone nel 1939 alla galleria torinese La Zecca su invito di Felice Casorati, quanto alcune piccole sculture astratte, ora presso la collezione permanente della GAMdi Torino.

Presente alla I° Mostra Internazionale dell’Art Club di Torino nel 1949, organizza una serie di personali a Zurigo, Stoccarda, Monaco di Baviera e presso il foyer del Teatro di Heildeberg.

A metà degli anni Cinquanta si avvicina alla tecnica del collage con cui crea un’originale pittura astratta mediante le “Strutture di ripetizione”, un nuovo ciclo di opere basato sui valori essenziali della superfice e del colore.

La ricerca è accolta con favore dalla critica più aggiornata, da Luciano Pistoi a Michel Tapiè fino a Carla Lonzi che lo presenta alla galleria Notizie nel 1965. I collage chiariscono che il significato dell’opera consiste nel processo, anziché nell’esito, con la superfice della tela organizzata come un campo aperto di infinite possibilità espressive dalla finalità specificatamente concettuale.

La collaborazione con l’Istituto di Matematica del Politecnico di Torino permette all’artista di sperimentare i calcolatori elettronici per individuare tutte le possibili varianti di un tema grafico; i materiali però restano quelli tradizionali: olio, tempera, aniline, tela e carte.

Rambaudi unisce la prassi cognitiva matematica con quella artistica, dimostrando come due campi culturalmente differenti – il tecnoscientifico e l’umanistico – possono dialogare e quasi unificarsi.

Mentre sta lavorando a strutture grafiche in analogia ai frattali, le figure geometriche generate al computer, muore a Torino il 6 novembre 1991.