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Gaetano Brundu mite rivoluzionario mostra antologica diffusa

Gaetano Brundu mite rivoluzionario mostra antologica diffusa

Gaetano Brundu mite rivoluzionario
mostra antologica diffusa
a cura di Efisio Carbone e Simona Campus

I primi due appuntamenti a Cagliari

Sabato 8 Giugno 2019 inaugurano a Cagliari due delle tre mostre dedicate a Gaetano Brundu, un artista determinante per le sorti dell’arte in Sardegna date le sue rivoluzionarie proposte estetiche e formali e il suo impegno in campo politico e civile.

Gaetano Brundu, con il suo temperamento mite, la sua insuperabile forza espressiva, l’audacia nella ricerca, la sua passione per la lotta politica nel senso più nobile del termine, ha contribuito a scrivere pagine memorabili di storia dell’arte tra le più interessanti della seconda metà del ‘900.

Presso   lo Spazio (In)visibile, la stessa sede che accolse Il Graffio del Leone nel 2014, ultima esposizione dell’artista prima della sua scomparsa, sarà in mostra una selezione di opere che hanno come protagonista il taglio: dai celebri e un tempo controversi sacchi esposti nel 1960,  sino alle sperimentazioni virtuali su fotografia. L’allestimento è ricostruito filologicamente. Durante l’inaugurazione l’artista Marilena Pitturru, già titolare di Spazio e Movimento, realizzerà un’azione performativa durante la quale ricaverà da un grande tappeto rosso posto allo Spazio (Invisibile) un enorme baffo leonino, segno inconfondibile del Brundu, ritroveremo poi l’opera Calasetta in occasione del vernissage a fine Giugno.

A soli pochi passi di distanza presso Spazio e Movimento, i disegni della prima mostra personale del 1958, le 35 chine che illustrano i Pisan Cantos di Ezra Pound.

Le due mostre cagliaritane sono una grande occasione offerta al pubblico contemporaneo per rivivere due eventi del passato e immergersi nel mondo di Gaetano Brundu, preparandosi per la grande più esaustiva antologica che inaugurerà il 22 Giugno alla Fondazione MACC di Calasetta.

Sarah Revoltella inaugura la project room

A partire dal 9 giugno, la Project Room del Museo MACC ospiterà lo straordinario arazzo “Stelle e Conflitti” di Sarah Revoltella, artista poliedrica di fama internazionale. Opera è frutto della collaborazione tra l’artista e 30 tessitrici di Nule, è stato ospitato al Museo Nivola di Orani e presentato a Venezia in occasione della Biennale in corso.

Dopo una breve sosta a Iglesias in occasione di “Monumenti Aperti”, la Revoltella sarà d’istanza a Calasetta per una residenza d’artista durante la quale concentrerà la sua ricerca sulle pratiche economiche virtuose da elaborare, offrire al territorio e contrapporre a quelle “malate”; il Sulcis infatti ospita per esempio, oltre a numerose altre attività altamente impattanti, una contestata fabbrica di ordigni bellici.

“Nessuno crede più che la vita a volte trovi necessità di evoluzione e sopravvivenza, o di difesa, accettando la cultura della violenza e della morte, insite nella guerra. E’ questo il punto. Ci sono altre strade, tutte positive ed è da qui che parte la mia ricerca.” Così sostiene nettamente l’artista.

Sull’arazzo “Stelle e Conflitti”

Partendo dall’inquietante scoperta che, sovrapponendo la mappa dei buchi neri elaborata dalla NASA, al planisfero del nostro pianeta, si nota la frequente corrispondenza tra il sistema dei buchi neri e la presenza dei teatri di guerra attualmente in atto. L’artista pensato perciò ad un arazzo, opera collettiva, come momento di analisi e spazio di ricerca al fine di trovare una ormai impellente e necessaria alternativa agli investimenti bellici. L’idea di dare vita ad un progetto, nel quale ogni punto di tessitura sia un esplicito atto, per quanto simbolico, volto al disarmo, nasce dalla consapevolezza che la nostra essenza si manifesta in ciò che produciamo e consumiamo.

Sarah Revoltella porta avanti una ricerca sull’indotto generato dall’arte, come motore di sviluppo economico. Insistere su un’economia basata sulle attività tradizionali, come l’artigianato artistico, contribuirebbe a spostare gli investimenti dal settore bellico al piano artistico culturale, aprendo di fatto nuove sostenibili prospettive. Accade così che la creazione di un’opera d’arte, ponendosi come esplicita alternativa, costituisca di per sé l’inversione e la rottura di un sistema capitalistico di distruzione e di morte.

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