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Il Museo MACC osserverà i seguenti orari
Dal mercoledì al sabato dalle ore 17:00 alle ore 20:00
Domenica dalle ore 10:00 alle ore 13:00
Lunedi e martedì e domenica sera chiuso

Gli artisti Leo Marz, Andrej Dubravsky, Elodie Seguin, Andreco presentano i loro progetti sviluppati durante la loro residenza

Tra maggio e giugno presentano i loro progetti sviluppati durante la loro permanenza a Calasetta

Nel corso della sua residenza, Leo Marz ha concentrato il suo lavoro pittorico su come lo spazio a volte si comporti come un corpo: fragile, instabile e a volte ingannevole. Un approccio in linea con la sua ricerca dedicata a gesti che non si risolvono, forme che oppongono resistenza senza adattarsi, e per esperienze percettive che scardinano il nostro rapporto con lo spazio, l’orientamento e il tempo.

Anche Andrej Dubravsky ha passato la sua residenza a dipingere ciò che vedeva ogni sera davanti allo studio, producendo una serie di schizzi, disegni e dipinti su carta raffiguranti corpi in movimento, barche, auto parcheggiate, palme. Sono solo studi o una riflessione più profonda, forse sentimentale come le cartoline di una vacanza o il ricordo di quando eravamo adolescenti? Traspare comunque la riconnessione con una pittura naturale, giocosa, spensierata come una partita a pallone sulla spiaggia.

Il lavoro di Elodie Seguin ripercorre la sua esplorazione tra pittura, scultura e installazione in-situ, lavorando con elementi semplici, monocromatici, mai fissi ma sempre in relazione con lo spazio. Le sue composizioni, silenziose e precise, sembrano più appoggiate che costruite, lasciando che il vuoto, le pareti e il pavimento diventino parte attiva dell’opera, mostrando una chiara affinità con la tradizione minimalista. Il suo interesse teorico e percettivo per il colore la collega anche alla tradizione moderna della pittura, da Mondrian a Malevich.

Andreco approfondisce la sua ricerca sulla gestione sostenibile e nature-based delle risorse, traducendo concetti scientifici in forme visive essenziali. Il suo lavoro si è concentrato sul dialogo tra spazio urbano e paesaggio naturale, tra umano e non-umano, dando vita a disegni, installazioni e simboli che evocano sistemi ecologici, flussi idrici e cicli climatici. Un approccio che fonde rigore scientifico e visione poetica, in equilibrio tra analisi e contemplazione.

LABORATORIO MEDITERRANEO è un incubatore di creazioni site-specific che promuove visioni complesse transnazionali e un programma di interventi di valorizzazione artistica e territoriale, nell’ambito del quale il museo e il territorio lavorano con artisti provenienti da tutto il mondo. Ogni residenza si conclude con una rielaborazione artistica di questo legame volta alla valorizzazione degli elementi identitari locali, presenti in ogni opera nata in questo contesto, e che ciascun artista porta via con sé. L’esperienza viene infatti riportata anche nei paesi d’origine degli artisti, contribuendo così alla promozione della Fondazione MACC, del suo contesto culturale e del programma.

Leo Marz (Messico, 1979), vive e lavora a Monterrey (MEX). L’origine delle sue idee è astratta. Un flusso selvaggio e caotico a cui accede attraverso artefatti culturali apparentemente connessi tra loro. Partendo da diversi approcci tematici, lavora sul flusso di discontinuità che esiste tra le grandi discussioni del nostro tempo e tutto ciò che sperimentiamo nella vita quotidiana e che non riusciamo a definire. Le sue azioni diventano visibili attraverso montaggi spaziali che mettono insieme oggetti e soggetti, cercando di raccontare storie.

Andrej Dubravsky (nato a Nové Zámky, Slovacchia, 1987) vive e lavora a Rastislavice, Slovacchia, e a New York, Stati Uniti. Ispirato dalla prospettiva rurale del suo orto biologico e dallo studio della campagna della Slovacchia sud-occidentale, crea raffigurazioni di paesaggi idilliaci, profili di fabbriche, autoritratti, ritratti di animali e studi di figure maschili affrontando temi d’attualità dalla agricoltura all’industria, dalla politica all’identità e sessualità. Le opere riflettono un “edonismo etico” sostenendo ideali utopici in condizioni distopiche. Il suo ampio repertorio storico-artistico si riflette nelle opere più recenti, che esplorano versioni contemporanee di soggetti classici con serietà o distaccata ironia.

 

Elodie Seguin è nata nel 1984 a Parigi, Francia, dove vive e lavora. Definisce un approccio unico alla pittura, in cui esplora la relazione tra diversi oggetti dipinti, così come la loro organizzazione all’interno e in rapporto con lo spazio espositivo. La sua pratica si muove tra scultura, pittura e installazioni in-situ. Spesso, gli elementi delle sue opere, costituiti da materiali come legno, carta, MDF o cartone, non sono uniti tra loro ma semplicemente appoggiati uno sull’altro o affiancati, poggiati alle pareti della galleria o direttamente sul pavimento, solitamente dipinti in colori monocromatici che sfidano ogni categorizzazione. Il lavoro di Seguin mostra un’evidente affinità con la tradizione minimalista. Il suo interesse teorico e fenomenologico per il colore come dimensione della percezione collega inoltre il suo approccio a una tradizione moderna della pittura iniziata con Mondrian e Malevich. Elodie Seguin ha ricevuto diversi premi e partecipato a residenze, tra cui presso la Fondazione MACC, Calasetta, Italia nel 2025; Casa Velázquez, Madrid, Spagna nel 2023; Interface, Digione, Francia nel 2021-2022; FLACC, Genk, Belgio nel 2021-2022; Lafayette Anticipations, Parigi, Francia nel 2014; MACRO Roma, Italia nel 2012; e alla Cité internationale desarts a Parigi, Francia, dal 2011 al 2013. Progetti e mostre personali recenti includono The MissingThing, Galerie Jocelyn Wolff, Parigi-Romainville, Francia, 2022; Yes, Not, MACBA, Buenos Aires, Argentina, 2019; hall painting (Wall work), L40/Kunstverein am Rosa-Luxembourg-Platz, Berlino, Germania, 2019; Debout Derrière Scène Ouverte, Centre Culturel Français, Milano, Italia, 2011.

Andrea Conte (Andreco), direttore di studio Andreco, (www.andreco.org ) è un artista visivo che unisce una formazione scientifica, laurea e dottorato in Ingegneria Ambientale, collaborazioni post dottorato con Università di Bologna e Columbia University di New York, sulla gestione nature-based e sostenibile delle risorse in diverse condizioni climatiche, con un percorso artistico che investiga i rapporti tra spazio urbano e paesaggio, tra umano e non-umano, realizzando progetti che vanno a comporre un’unica ricerca multidisciplinare. Tra questi Climate Art Project ( www.climateartproject.com ) progetto tra arte e scienza itinerante sulla giustizia Climatica e Sociale; Flumen, progetto complesso sulla capacità dei corpi idrici di autorigenerarsi e sul loro valore simbolico ed artistico. Andrea Conte utilizza un linguaggio di sintesi, simbolico e concettuale, servendosi di diverse tecniche di rappresentazione: installazioni, performance, scultura, video, pittura, pittura murale e progetti d’arte pubblica. Partecipa a mostre, Biennali e festival a livello internazionale. Selezionato per il grant Italian Council 13, ambito ricerca 2024, per il Gran Tour d’Italie del MIC 2019, vincitore del Premio Speciale del “Talent Prize 2017” al Museo Macro di Roma e, nel 2016, Vincitore di Jazzi, il concorso di idee per la rigenerazione rurale. Le sue opere Flumen e Aula Verde (Tree Room) sono state recentemente pubblicate sulla rivista NATURE, Scientific Reports, come esempio di lavoro tra arte scienze ed ecologia per la giustizia climatica (2024).

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